OGGETTO: dipinto, olio si tela
SOGGETTO: S. Gerolamo nel deserto
EPOCA: XVI – XVII sec.
MISURE: cm. 121 x 95
AUTORE: attribuito a Enea Salmeggia detto il Talpino
PERTINENZA: Privato
DESCRIZIONE
Il dipinto rappresenta S. Gerolamo nel deserto: all’imboccatura di una grotta il santo monaco ed eremita, semiavvolto in un manto rosso, con un leone ed un teschio ai suoi piedi, intento a scrivere davanti al crocefisso, si volge ispirato all’apparizione luminosa di due angioletti uno dei quali gli porge una corona di fiori mentre l’altro suona uno strumento musicale (violino).
Al di là della sua apparente semplicità il dipinto si presenta, ad una lettura iconografica e stilistica, un’opera complessa.
E’ evidente lo scrupolo del pittore di rendere chiaramente identificabile il Santo, del quale sono raffigurati puntualmente tutti i numerosi attributi fissati dalla tradizione medioevale: il leone accovacciato a sinistra (simbolo della forza bruta vinta dalla pietà), il teschio in basso a destra (simbolo della vanità), il bellissimo panneggio rosso cardinalizio (secondo la tradizione medioevale S. Gerolamo era cardinale), il libro (allusivo ai suoi scritti esegetici ) e il Crocefisso, composti in una straordinaria natura morta.
Altrettanto prioritaria risulta l’intenzione del pittore di concentrare l’attenzione dello spettatore sul soggetto devozionale che risulta monumentale sullo sfondo roccioso dell’anfratto senza concessioni a particolari naturalistici superflui o a divagazioni paesaggistiche.
Stilisticamente l’opera databile nel primo quarto del XVII secolo, rivela una stratificazione culturale assai complessa che compone acletticamente, entro un impaginazione classica volutamente arcaizzante, spunti enigmistici, propri della cultura pittorica lombarda cinquecentesca alla quale rimandano inequivocabilmente il tono di narrazione familiare, la semplificazione compositiva, il “realismo” senza enfasi della “natura morta” col libro ed il calamaio, mediati dal classicismo raffaellesco. Si tratta certamente di un pittore di formazione lombarda, estraneo per sua scelta al linguaggio manieristico e ossequioso interprete di una concezione di arte sacra in linea con le direttive della Riforma Cattolica improntata al “decoro”e alla ispirazione della devozione.
Sulla base di confronti stilistici, l’opera è riferibile ad un filone della pittura bergamasca del primo seicento che ha in Enea Salmeggia detto il Talpino ( 1550? - 1626) il suo maggiore esponente, significativamente denominato ”Raffaello di Lombardia”, ai suoi tempi pittore apprezzatissimo e ritenuto dalla critica il più legittimo interprete della concezione di arte sacra allora dominante e nelle cui numerosissime opere tuttora conservate in territorio bergamasco sono riscontrabili analoghe caratteristiche stilistiche e formali.
STATO DI CONSERVAZIONE
Lo stato di conservazione del dipinto presenta varie problematiche riconducibili alle diverse cause di degrado:
Mancanza di tensionamento della tela.
Presenza di crettatura sulla maggior parte della superficie pittorica, localizzato soprattutto nelle zone più scure del dipinto con cadute della pellicola pittorica che però non interessano le zone principali dell’opera.
Il dipinto a subito un restauro ( probabilmente eseguito nei primi anni dell’ottocento) vista la presenza di una tela di supporto (foderatura) a quella originale.
Alterazione cromatica del film pittorico causata dall’alterazione nel tempo dei vari strati di vernice protettiva e vi è la presenza anche di micro crettature del colore in più punti della superficie pittorica causate dall’utilizzo da parte del pittore di alcuni colori ad olio (alcuni tipi di lacche) che provocano nel tempo questo tipo di effetto e che però testimoniano l’autenticità dell’opera.
INTERVENTO
Come prima operazione si è proceduto al consolidamento di tutte le parti di film pittorico e di imprimitura sollevate dalla tela utilizzando un adesivo acrilico appropriato.
Si è proceduto poi con l’inserimento di Zeppe sul telaio originale per ricreare il giusto pensionamento della tela.
L’intervento è proseguito con la pulitura ovvero la rimozione dei vari strati di diverse vernici alterate dal tempo e dello sporco (fumo e polvere ecc.) presente sul film pittorico originale.
Prima di passare all’intervento di ritocco pittorico è avvenuta l’operazione di stuccatura delle lacune. Si è stesa poi una sottile mano di protettivo a vernice.
L’integrazione pittorica si è svolta con l’utilizzo di colori a vernice per restauro
La stesura del protettivo finale è avvenuta per nebulizzazione utilizzando vernice mastice.
Il restauratore
Roberto Tessadrelli